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Il paradosso della salute

ultimo aggiornamento 1/7/2017 5:15:07 PM

Ristabilere l'alleanza terapeutica fra medico e paziente

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Negli ultimi anni abbiamo assistito in medicina ad un grande progresso tecnologico e scientifico con risultati diagnostici e terapeutici impensabili fino a poco tempo fa. Si vive più a lungo ed in condizioni fisiche migliori rispetto al passato emolte patologie sono state sconfitte. La terapia genetica promette di "correggere" il DNA così da prevenire ogni malattia eprobabilmente in futuro l'uomo vivrà mediamente 100 anni godendo di buona salute. Nonostante questi risultati sta crescendo il malessere della popolazione verso il mondo della sanità. Basta sfogliare un quotidiano od ascoltare un telegiornale per avere notizie relative a malasanità, controversie legali, presunti errori diagnostici e terapeutici. Anche gli Stati Uniti, vero e proprio modello di efficienza medica, sono stati colpiti da questa tendenza al punto che molte delle morti in ospedale di pazienti americani sono state attribuite ad errori medici. Parallelamente al malessere manifestato dalla gente cresce anche l'insoddisfazione della classe medica verso un modo di esercitare la professione che è diventato pieno di burocrazia, incomprensioni e lamentele. Di fronte a questi dati corre l'obbligo di fermarsi a pensare, cosa stia succedendo. Come è possibile che proprio in questo periodo storico in cui assistiamo ad un sorprendente sviluppo tecnologico si manifesti una crescente insoddisfazione verso il mondo della medicina ? Questo fenomeno, studiato da sociologi e psicologi, è stato definito il "paradosso della salute"; ci si lamenta più adesso che si hanno a disposizione innumerevoli risorse, rispetto a 50 anni fa quando si poteva morire per le complicazioni di un raffreddore. Numerosi sono stati i tentativi di spiegare il fenomeno ma una delle principali cause sembra essere la rottura del patto di fiducia reciproca fra medico e paziente. Infatti alla base della buona riuscita di ogni cura c'è la stretta alleanza terapeutica che si instaura fra malato e curante, senza la quale ogni terapia mostra dei limiti. Questa frattura si è creata per numerose cause non ultimo una concezione troppo materialista della medicina che ha finito per scordare l'Uomo che vive dietro ogni malattia. Si è considerato il malato un corpo da aggiustare dimenticando che l'uomo è una realtà complessa le cui dimensioni biologica, psicologica e spirituale si intrecciano in una meravigliosa dinamica. Non si può quindi curare solo in base al peso e all'età ma si deve necessariamente considerare l'individuo nella sua globalità e fare della comprensione e dell'ascolto uno dei cardini della terapia. Oggi si parla molto di formazione continua dell'operatore sanitario, ma ben poco viene fatto per la crescita umana del medico che spesso è a contatto con importanti interrogativi etici. Forse oltre che di buoni tecnici c'è bisogno di persone capaci di testimoniare un positivo per cui vale la pena vivere e quindi curare. Anche i pazienti però hanno contribuito ad acuire questa dolorosa frattura. Infatti influenzati dai mass media e da una auto informazione non filtrata da adeguate conoscenze, finiscono per considerare la medicina una scienza esatta, dove tutto deve risolversi rapidamente, in modo indolore e per sempre. Si è diffusa fra le persone l'idea errata di una medicina "della bacchetta magica", che deve risolvere ogni disagio o malattia in un attimo e non sono pronti ad accettare i limiti, spesso numerosi, della scienza medica. Non si capisce che il medico è un uomo e come tali vive delle difficoltà e può anche commettere, in buona fede, un errore. Purtroppo i problemi non mancano ed è inutile arroccarsi sulle proprie posizioni. Ci attende un cammino lungo e faticoso e solo se inizieremo a camminare l'uno verso l'altro, sarà possibile riscoprire i valori e i vantaggi di una medicina che, riportando l'uomo al centro del suo interesse, coniughi finalmente tecnologia e umanità.
L'augurio è che ogni giorno sia l'occasione per ricominciare, così da rinascere dalle ombre di un passato che ormai non conta più costruendo insieme, ogni attimo, il nostro domani.
 
 
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